Due giorni di sciopero per i medici di medicina generale del Lazio, con possibili ripercussioni per migliaia di pazienti. La mobilitazione, partita a livello nazionale su iniziativa del Sindacato Medici Italiani (Smi), coinvolge anche i camici bianchi della regione, che hanno incrociato le braccia martedì 15 e mercoledì 16 settembre.
La protesta nasce principalmente dal nuovo accordo nazionale dello scorso 23 giugno, che prevede per i medici di famiglia l’obbligo di svolgere sei ore settimanali di attività nelle Case della Comunità. Una disposizione contestata dal sindacato, che chiede invece che la partecipazione dei medici a queste strutture avvenga su base volontaria.
Nei giorni precedenti allo sciopero diversi medici di base di Roma e degli altri comuni del Lazio hanno informato i propri assistiti della possibile sospensione delle attività e dei disagi che potrebbero verificarsi durante le due giornate di mobilitazione.
A spiegare le ragioni della protesta è la segretaria regionale dello Smi, Marina Pace, che ha illustrato una serie di richieste che vanno oltre la questione delle Case della Comunità.
Tra le principali proposte del sindacato c’è la volontarietà dell’adesione al lavoro nelle Case della Comunità, insieme al potenziamento della medicina dei servizi, che secondo lo Smi dispone già delle modalità contrattuali necessarie per garantire le attività all’interno delle nuove strutture.
Il sindacato chiede inoltre l’istituzione della scuola di specializzazione in medicina generale, con il riconoscimento dell’equipollenza del titolo per chi ha già maturato esperienza professionale, oltre a un doppio canale di accesso alla professione che consenta ai medici di scegliere tra quota capitaria e quota oraria. Tra gli altri punti della piattaforma anche il rafforzamento degli organici del 118, da anni alle prese con una situazione di carenza di personale. A Roma, nella giornata di martedì 15 settembre, lo Smi ha inoltre organizzato un’assemblea generale aperta ai medici del Lazio presso la sede del sindacato di via Sambucuccio d’Alando.
La protesta arriva in un momento particolarmente delicato per l’organizzazione della sanità territoriale. Le Case della Comunità, realizzate anche attraverso i finanziamenti del PNRR, dovrebbero diventare uno dei principali punti di riferimento per l’assistenza sanitaria sul territorio, ma la loro organizzazione ha già sollevato diverse discussioni.
Nei mesi scorsi alcuni medici hanno segnalato difficoltà nella gestione delle attività e nella copertura dei turni. Il tema è stato affrontato anche in sede regionale, dove diversi amministratori locali hanno espresso preoccupazione rispetto al rischio che le nuove strutture possano non riuscire a operare a pieno regime per la mancanza di personale e di un’organizzazione adeguata.
Lo Smi del Lazio, tuttavia, precisa che la mobilitazione non è rivolta contro la Regione Lazio. La segretaria Marina Pace ha infatti sottolineato che il sindacato ha recentemente sottoscritto con la Regione un Accordo Integrativo Regionale (AIR) della medicina generale del Lazio, frutto di una lunga trattativa, che prevede tra le altre cose la volontarietà dell’adesione alle ore nelle Case della Comunità per i medici a ciclo di scelta. L’intesa dovrebbe diventare operativa a partire dal 1° ottobre.
Nel frattempo, per i pazienti romani e del Lazio, le due giornate di sciopero possono tradursi in studi chiusi, visite rinviate e una riduzione delle normali attività ambulatoriali, mentre proseguono i servizi che devono essere comunque garantiti per le situazioni di emergenza e urgenza.
Articolo a cura di Francesca Giovannini





