Cresce la tensione fra il personale sanitario dell’ASL Roma 6 in merito a una direttiva interna che impone la chiusura delle cartelle cliniche dei pazienti dimessi entro il 31 dicembre 2025, con possibile apertura di procedimenti disciplinari per chi non ottemperasse all’ordine.
Secondo quanto denunciato da numerosi medici, l’obbligo di chiudere le Schede di Dimissione Ospedaliera (SDO), documento clinico e medico-legale fondamentale, includerebbe anche casi incompleti, come dimissioni che attendono ancora referti istologici o altri esami diagnostici necessari. La decisione, sostengono i clinici, rischia di trasformare una pratica sanitaria complessa in un mero adempimento burocratico, a scapito della qualità delle cure e della sicurezza dei pazienti.
Le preoccupazioni principali dei medici
- La SDO non è un semplice modulo: è parte integrante della cartella clinica, utile sia per la programmazione sanitaria che per la valutazione dell’assistenza erogata.
- La scadenza imposta, rigida e con valenza disciplinare, “spinge” verso dimissioni più rapide, anche quando mancano dati diagnostici essenziali come i referti istologici, spesso richiesti per chiarire diagnosi complesse, ad esempio oncologiche.
- Secondo i medici, questa spinta verso la velocità rischia di distorcere le priorità: non più accuratezza clinica ma numero di dimissioni chiuse in tempo.
Un effetto sui dati e sulla qualità dell’assistenza
La SDO è anche un indicatore statistico utilizzato per monitorare l’attività ospedaliera, i livelli essenziali di assistenza (LEA) e gli esiti clinici. Se questa diventa solo una voce numerica da “chiudere”, temono gli operatori sanitari, potrebbe compromettere la lettura corretta della qualità delle cure e dei bisogni reali dei cittadini.
La domanda dei medici
«Siamo medici o ragionieri?» è questa la critica più forte che circola tra i corridoi dei presidi dell’ASL Roma 6: una domanda che mette al centro il dibattito tra esigenze amministrative e responsabilità clinica.
I professionisti insistono affinché regole e scadenze tengano conto dei tempi necessari per garantire diagnosi complete, sicurezza dei pazienti e continuità assistenziale, evitando che indici statistici e automatismi burocratici si sostituiscano alla cura.
Articolo a cura di Andrea Vescera









