Una proposta che può sembrare paradossale ma che potrebbe rivoluzionare la lotta alle malattie trasmesse dalle zanzare. Google, attraverso il progetto scientifico Debug, ha chiesto alle autorità statunitensi l’autorizzazione per rilasciare circa 64 milioni di zanzare maschio in California e Florida nell’arco di due anni.
L’obiettivo non è aumentare la presenza di questi insetti, bensì ridurne drasticamente la popolazione. Le zanzare sono infatti considerate gli animali più letali al mondo, responsabili ogni anno di centinaia di migliaia di morti a causa di malattie come dengue, febbre gialla, malaria e altre infezioni trasmesse attraverso le punture.
La richiesta è stata presentata all’Agenzia per la Protezione Ambientale degli Stati Uniti (EPA). Il piano prevede il rilascio di circa 32 milioni di zanzare maschio all’anno, distribuite tra California e Florida, con l’obiettivo di contrastare le specie che rappresentano una minaccia per la salute pubblica.
Come funziona il progetto
La strategia sviluppata da Debug si basa sull’utilizzo di un batterio naturale chiamato Wolbachia pipientis, presente in moltissime specie di insetti. Le zanzare maschio allevate dai ricercatori vengono infettate con uno specifico ceppo di questo batterio e successivamente liberate nell’ambiente.
Quando questi maschi si accoppiano con femmine selvatiche che non possiedono lo stesso ceppo di Wolbachia, le uova prodotte non riescono a svilupparsi e non si schiudono. In questo modo la popolazione di zanzare diminuisce progressivamente nel tempo.
Uno degli aspetti più importanti della tecnica è che non prevede modifiche genetiche degli insetti né l’utilizzo di pesticidi o sostanze chimiche. Inoltre, i maschi rilasciati non pungono l’uomo, poiché sono esclusivamente le femmine ad avere bisogno di sangue per la riproduzione.
Una soluzione sostenibile
Secondo gli esperti, il metodo presenta anche un importante vantaggio ambientale: il suo effetto è temporaneo e autolimitante. Una volta interrotti i rilasci, la popolazione di zanzare torna gradualmente ai livelli naturali senza lasciare residui nell’ecosistema, a differenza di molti trattamenti chimici che possono persistere nell’ambiente per anni.
L’EPA ha avviato una fase di consultazione pubblica per valutare la proposta e raccogliere osservazioni da cittadini, ricercatori e associazioni prima di decidere se autorizzare il progetto.
I risultati ottenuti a Singapore
L’idea non è del tutto nuova. Dal 2018 il progetto Debug collabora con le autorità di Singapore nell’ambito del cosiddetto “Progetto Wolbachia”. Qui vengono rilasciati ogni settimana milioni di zanzare maschio per contrastare la diffusione della dengue.
I risultati registrati sono stati particolarmente incoraggianti: gli studi hanno evidenziato una riduzione compresa tra l’80 e il 90% della popolazione della zanzara Aedes aegypti, principale vettore della dengue, e un calo superiore al 70% dei casi della malattia nelle aree interessate.
Numeri che hanno spinto Google a valutare l’estensione della sperimentazione negli Stati Uniti, dove il cambiamento climatico e l’espansione geografica di alcune specie di zanzare stanno aumentando il rischio di diffusione di malattie tropicali.
Una sfida globale
Secondo le stime internazionali, circa quattro miliardi di persone vivono oggi in aree a rischio dengue. Per questo motivo la ricerca di metodi innovativi e sostenibili per il controllo delle zanzare rappresenta una delle principali sfide sanitarie del prossimo futuro.
La proposta di Google apre dunque un nuovo capitolo nella lotta contro gli insetti vettori di malattie: una soluzione che punta a sfruttare i meccanismi della natura per combattere uno dei più grandi problemi di salute pubblica a livello mondiale.
Articolo a cura di Francesca Giovannini









