Tre figure umane scolpite nel ghiaccio che si dissolvono lentamente sotto il sole di luglio per raccontare una realtà sempre più drammatica: quella di migliaia di lavoratori costretti a svolgere la propria attività durante le ondate di calore. È il flash mob organizzato nei pressi del Colosseo, da Greenpeace Italia e Cgil, in occasione della Giornata europea dedicata alle vittime della crisi climatica, con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito pubblico gli effetti del cambiamento climatico sul mondo del lavoro.
Le sculture rappresentavano una lavoratrice agricola, un operaio dell’edilizia e un rider, tre professioni considerate tra le più vulnerabili all’aumento delle temperature. Un’immagine fortemente simbolica accompagnata dallo slogan “Le aziende fossili si arricchiscono, noi ci sciogliamo”, con cui le due organizzazioni hanno denunciato il legame tra crisi climatica, combustibili fossili e condizioni lavorative.
Secondo Greenpeace e Cgil, il caldo estremo non rappresenta più un evento eccezionale, ma una condizione destinata a ripetersi con sempre maggiore frequenza, rendendo indispensabile un cambio di passo sia nelle politiche ambientali sia nella tutela dei lavoratori.
Tra le proposte avanzate figurano un piano per superare progressivamente l’utilizzo del gas entro il 2035, una tassazione stabile degli extraprofitti delle compagnie petrolifere e del gas destinata a sostenere la transizione verso le energie rinnovabili e interventi concreti per proteggere chi opera nelle attività maggiormente esposte alle alte temperature.
Per la segretaria confederale della Cgil occorre introdurre strumenti di tutela immediati, come la sospensione dell’attività lavorativa nelle ore più calde attraverso specifici ammortizzatori sociali, una revisione degli orari di lavoro e maggiori garanzie per categorie come i rider, oltre all’obbligo di climatizzare gli ambienti chiusi quando necessario.
Dal fronte ambientalista Greenpeace Italia ha ricordato il pesante bilancio delle ondate di calore che, negli ultimi anni, hanno provocato circa 200 mila vittime in Europa. Un dato che, secondo l’associazione, impone interventi urgenti per accelerare la decarbonizzazione e applicare con decisione il principio secondo cui chi genera l’inquinamento deve contribuire economicamente ai costi della transizione ecologica.
Con un’azione tanto semplice quanto d’impatto, Greenpeace e Cgil hanno scelto di trasformare il ghiaccio che si scioglie in una metafora della crescente fragilità di chi lavora sotto temperature sempre più estreme, rilanciando la richiesta di misure strutturali per affrontare una crisi che riguarda ormai salute, ambiente e diritti.
Articolo a cura di Francesca Giovannini









