Un’antica iscrizione, rimasta per secoli nel luogo in cui era stata collocata, è tornata alla luce durante le recenti indagini archeologiche a Villa Adriana, a Tivoli. Il ritrovamento, avvenuto nell’area del cosiddetto Anfiteatro, è considerato di particolare interesse dagli studiosi perché offre una rara testimonianza della religiosità romana e del rapporto tra gli antichi abitanti e la dimensione divina.
Sulla lastra è incisa la dicitura “Fulgur Submanium”, riconducibile al fulmine di Summano, divinità associata nell’antica Roma ai fulmini notturni. Una distinzione significativa nella religione romana, dove a Giove venivano attribuiti invece i fulmini diurni.
Per i Romani la caduta di un fulmine non era considerata un semplice fenomeno naturale. Il suo arrivo rappresentava una vera e propria irruzione del divino nello spazio umano e il luogo colpito assumeva quindi una particolare valenza sacra. Attraverso precise procedure rituali, l’area veniva consacrata e riconosciuta come appartenente alla sfera degli dèi, secondo la pratica del fulgur conditum.
A sottolineare l’importanza della scoperta è stato il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che ha visitato l’area dello scavo. “Questa scoperta ci restituisce una testimonianza rara e di straordinaria forza evocativa della religiosità romana”, ha spiegato, evidenziando come il reperto restituisca il segno materiale di un fulmine e del rituale attraverso il quale il luogo colpito veniva riconosciuto come appartenente alla dimensione divina.

Il ritrovamento di Villa Adriana si inserisce inoltre in un più ampio interesse per le testimonianze legate ai culti del fulmine, già emerse con gli straordinari ritrovamenti del Bagno Grande di San Casciano dei Bagni, dove un fulmine in bronzo e una freccia in selce hanno restituito tracce del medesimo universo rituale.
Per il direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, Alberto Samonà, la scoperta permette di spostare l’attenzione dalle grandi architetture della Villa alla dimensione più intima della religiosità antica. “Ritrovare il segno materiale della sacralizzazione di un luogo colpito da un fulmine ci permette di toccare con mano le meticolose procedure rituali del tempo”, ha dichiarato, definendo il ritrovamento un risultato di straordinario valore scientifico.
L’iscrizione, ancora conservata nel suo contesto originario, rappresenta dunque un tassello prezioso per comprendere non soltanto l’organizzazione degli spazi di Villa Adriana, ma anche la cultura, le credenze e le pratiche religiose della società romana. Una scoperta che, ancora una volta, dimostra quanto il sottosuolo di Tivoli continui a restituire elementi capaci di ampliare la conoscenza del mondo antico.
Entusiasmo anche da parte del sindaco di Tivoli Marco Innocenzi, che ha sottolineato come il nuovo rinvenimento confermi il ruolo della città quale straordinario patrimonio storico e culturale. “La nostra città si conferma, ancora una volta, un giacimento inesauribile di storia e cultura”, ha commentato, ricordando come le nuove evidenze archeologiche emerse negli ultimi mesi rafforzino il progetto di valorizzazione del territorio e la sua capacità di generare opportunità di crescita per la comunità e per l’intera Area Metropolitana di Roma.
Articolo a cura di Francesca Giovannini





